![]() Da gennaio la PEC. E in rete sale la protesta
![]() Numerosi gli interventi contrari alla Posta elettronica certificata. Una soluzione un po' autistica che non dialoga con l'estero. Le alternative
23 Settembre 2009
Per la Pec sembra dunque essere arrivato di entrare a fare parte della vita degli italiani. Qualcuno però non è così contento, anzi in rete ci vuole poco per trovare una lunga lista di interventi contrari che contestano non certo il fatto di dare un valore legale alla mail, ma la scelta, bizzarra, di mettere a punto un sistema che funziona solo in Italia.
Ma c'è anche dell'altro. Siccome si sospetta che la Pec sia soprattutto un grande affare, le obiezioni riguardano anche i requisiti tecnici per partecipare al bando di gara degli operatori che dovranno dare le caselle di posta certificata agli italiani.
Il testo varato dal ministero della Pa e Innovazione prevede infatti che possano iscriversi alla gara le imprese che abbiano realizzato servizi di gestione di scambio di dati informatici, di posta elettronica o Pec, di gestione di software applicativi e di assistenza ai clienti per almeno 15 milioni di euro nell'ultimo quadriennio e almeno cinque nell'ultimo anno. E inoltre viene richiesta una rete di sportelli in grado di assicurare l'accesso in almeno l'80% dei Comuni italiani con popolazione residente superiore a 10mila abitanti, con orario di apertura al pubblico dal lunedì al sabato almeno dalla 9 alle 13.
Un duro atto di accusa è costituito da questo intervento di Guido Scorza, avvocato specializzato nelle tematiche legate a Internet, che ricalcando lo stile televisivo del giallista Carlo Lucarelli "E' una brutta storia, tutta italiana, un progetto miope, nato vecchio, di una dimensione nazionale che sembra ignorare il contesto globale nel quale Stato, cittadini e imprese sono costrette a operare" è l'incipit del video nel quale Scorza ricostruisce la storia della Pec che giudica inutile soprattutto perché non potrebbe superare i confini italiani.
All'estero infatti vengono normalmente utilizzati i certificati S/Mime che funzionano con qualsiasi sistema e già consentono di autenticare e verificare i messaggi. Secondo quanto spiega Michele Nasi, che sul software.it si è occupato dell'argomento,"Tutti i programmi (client) per l'invio e la ricezione della posta elettronica che supportano il formato S/Mime sono in grado di gestire certificati digitali: questi ultimi servono a firmare sia le e-mail che i relativi allegati rendendoli immodificabili e dando valore legale agli stessi. In aggiunta, è anche possibile crittografare i messaggi rendendo così sicuro il loro trasporto.
In pratica, esiste uno standard del quale l'Italia, unica al mondo, ha deciso di fare a meno. E così le aziende italiane che avranno a che fare con l'estero, un discreto numero vista la potenza del Made in Italy, non potranno utilizzare la Pec. NEWS ed EVENTI
servizi integrati
|