E' NECESSARIO COMUNICARE CON UNA SANA DISILLUSIONE STRATEGICA.
E' NECESSARIO PREDISPORSI ALLA FORMAZIONE E QUINDI AL CAMBIAMENTO

Maldestra abitudine e balordo costume, a mio parere, il continuo comunicare che siamo in crisi.
Il panico ha preso il sopravvento e il "buon proposito" che anima la comunicazione, è del tutto irrilevante.
Ciascuno di noi è l'unico responsabile della propria comunicazione e del raggiungimento dei propri obiettivi attraverso di essa, questi sono i momenti in cui la comunicazione deve innovarsi, piangendo di meno e comunicando più efficacemente.
Non si parla di altro, ovunque si legga o ci si trovi si nomina la crisi.
Cerchiamo, dunque, di dare significato a questa parola alla quale viene attribuita una valenza negativa, talmente negativa intesa come lo stadio immediatamente precedente al fallimento.
Partendo dalla nostra lingua l'etimologia dice: dal latino crisis, momento che separa una maniera di essere o una serie di fenomeni ad un'altra differente; subitaneo cambiamento in bene o in male di una malattia in cui si decide la guarigione o la morte; sospensione di regolarità del flusso di scambio commerciale. In sostanza la parola crisi in tutte le sue accezioni ci invita ad un momento obbligato di scelta e quindi di cambiamento.
Purtroppo la maggioranza delle persone percepiscono il cambiamento come un evento imprevisto, minaccioso e destabilizzante, ed anche questo sempre nella sua forma negativa.
Dovremmo invece riuscire a guardare al passato per vedere il futuro.
[...]"
Questo è solamente il primo stralcio di un articolo scritto dalla Dott.sa Valeria Guerra riguardante il difficile periodo che, come l'Italia, tutto il mondo sta attraversando.
Ivitiamo tutti voi a scaricare l'articolo in versione integrale cliccando qui.